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Festival internazionale della carta

L'Attore di Carta

 

L'Associazione Culturale Metropolis, impegnata nella produzione e nella diffusione della cultura teatrale, lavora da tempo per far confluire a Lucca maestri di fama nazionale.

L'AttoreDiCarta  è un progetto di formazione teatrale per attori, che intende creare una miniera di nozioni, esperienze, consigli che grandi professionisti del mondo teatrale mettono a disposizione di giovani desiderosi di intraprendere la difficile carriera artistica.

Il tema attorno al quale si svilupperanno gli incontri formativi sarà la ricerca  sul testo e lo studio del personaggio a partire dalle evocazioni della parola scritta.

L'idea nasce dall'esigenza, sempre viva, del teatro di trovare strumenti per veicolare il linguaggio della scrittura con quello del corpo.

Il laboratorio teatrale è darsi un tempo e uno spazio di indagine sulle possibilità di questi strumenti.

Il teatro è un'esperienza, uno strumento espressivo di autoconoscenza. Il laboratorio teatrale forma persone ancor prima di formare attori. Risveglia il talento, segna i limiti, rende la mente serva del corpo che non mente.

Dal 2 al 29 settembre 2007 l'AttoreDiCarta trasformerà Lucca in un centro di perfezionamento teatrale per giovani addetti ai lavori che vogliano confrontarsi con specialisti di riconosciuta esperienza.

 

Per partecipare agli incontri formativi inviare curriculum vitae  entro il 20 agosto 2007 a formazione@metro-polis.it

Per qualsiasi informazione contattare Associazione Culturale Metropolis al 0583/429169 oppure 349/4652101.

 

 

“Mai come oggi si è parlato tanto di civiltà e cultura, quando è la vita stessa che ci sfugge. Il mondo ha fame. [...]

La cosa più urgente non mi sembra dunque difendere una cultura, la cui esistenza non ha mai salvato nessuno dall'ansia di vivere meglio e di avere fame, ma astrarre da ciò che chiamiamo cultura delle idee la cui forza di vita sia pari a quella della fame.”

 

Antonin Artaud – Il teatro e la cultura

 

 

 

PROGRAMMA


Lisa Ferlazzo Natoli

2-7 settembre 2007

Un valzer con la morte

Per questo laboratorio torno senza esitazione al tema della morte, come se ne fossi stata allontanata, mio malgrado, per un certo tempo, forse perché è proprio vero, come dice Beckett che "non ci sono altri argomenti".

Forse perché alcuni temi, e la forma teatrale che hanno o potrebbero assumere- senza scampo -fungono fatalmente da detonatori quando preparo un lavoro che mi urge. Hanno una, diciamo, 'somiglianza di famiglia' tra loro e li butto lì, senza ordine, solo per mostrare un paesaggio di affezioni: i luoghi - tutti i luoghi - di reclusione, il rapporto tra educazione riabilitazione e potere, la storia della follia, la relazione tra scienza e rappresentazione, l'elaborazione della morte, il nesso tra memoria e oblio, l'assassinio e la rottura di un patto, la rottura di un divieto.

Desidero allargare questo luogo, voglio mettere tante sedie in fila una          dietro l'altra, come fossero in una sala d'attesa, o in una grande sala da      ballo e stare ad ascoltare cosa fa eco nell'immaginazione e             nell'esperienza di chi accetta questo strano patto, quando si da nome e       materia ad un'esperienza che in fondo abbiamo ridotto al silenzio e            anestetizzato in maniera pressoché perfetta.

Cosa perdiamo e cosa ci resta? Cosa dobbiamo andare a riprenderci? E come, come? Cosa va cantato perché non si trasformi in un brusio opaco e resistente?

Che è poi semplicemente chiedersi, da dove veniamo? "Potremmo mai essere noi, senza i morti?" dice Rilke, e io è come se preparassi una fiera di paese o una grande sala da pranzo, scegliendo i mobili, una certa consistenza delle pareti e una luce. Dentro vi lascio comunque oggetti e libri, alcuni chiaramente in vista, altri stipati nei cassetti, altri ancora chiaramente dimenticati.

E gli attori si dovranno attrezzare, portando vettovaglie di prima necessità, parole che aspettano da tempo, libri cari, luoghi della memoria, canzoni, storie, e tener care anche le cose di poco conto e di poco peso.

E' così che ci si conosce, anche facendo attrito scompigliando le carte in tavola e, tutto sommato, restando sedotti da un'aria, da quel che vi pullula dentro, cominciando a percepire e costruire un mondo quasi invisibile, per imbandire questo grande banchetto funebre, fatto di un'allegra schiera di dannati, di suoni e rumori, storie metamorfiche, piccole processioni, rosari e preghiere, bestemmie e silenzi, diari scritti e parole dimenticate.

costo 200,00 euro

 

 

Bruno De Franceschi

10-13 settembre 2007

Corpo vocale, voce corporale

L'intervento didattico è rivolto ad allievi di qualsiasi estrazione artistico/culturale e con qualsiasi tipo di bagaglio sia di esperienze che didattico sull'uso della voce e del corpo in tutte le sue manifestazione, "classiche" e non; il corso è quindi aperto a danzatori, attori, cantanti e, teoricamente, menti curiose e sensibili.        

 

Particolarmente interessante potrebbe essere il coinvolgimento dell'area scientifica del sapere umano (psicologi/psichiatri, logopedisti). Il corso è così strutturato:

 

Cenni sugli strumenti tecnici di base per tutto il corso (respirazione, posture, emissioni)

            Timbri e vocali

            Il corpo della voce tra suono e fisicità

            Diapason, intonazione e ritmo

            Il suono della parola

            Il suono del canto: unisoni, battimenti, consonanze e dissonanze

            Urgenza ed intensità dell'intenzione

            Cenni di canto difonico ad una cavità

            Cenni di canto armonico a due cavità (Touva)

            Sgrane vocali, rumori della voce

            Laringe e diaframma: due compagni sconosciuti

            Il teatro della voce

            Lettura sonora di un testo: l'esperienza futurista e la ricerca in atto

            Ascolto e "prattica" corale

            Ascolto ed analisi di alcune esperienze vocali contemporanee

Un silenzio assordante: testimonianza di una esperienza in corso sull'uso, la   riabilitazione e la gestione neurofisiologica di una protesi acustica bionica

 

 

costo 180,00 euro

 

 

Alfonso Santagata

24-28 settembre 2007

Apparire per sembrare

Ormai sono anni che incontro attori: i seminari sono il pretesto per entrare in relazione con energie umane che hanno concezioni del mondo diverse, che affrontano percorsi della propria memoria inseguendo ombre di creature destinate al teatro.

 

E' necessario far circolare mondi e tensioni diverse. Come se l'utopia fosse quella di rifondare un nuovo pubblico, una nuova sensibiltà. L'evento teatrale, infatti, rappresenta l'unica possibilità di coinvolgere in un unico processo e in uno spazio e tempo reali attori e spettatori.

I sentimenti sovrani: la follia, così come l'amore, l'odio, la gelosia, la guerra sono grandi elementi drammatici, densi di segni indecifrabili e affascinanti, capaci di provocare e rendere necessaria l'energia inconscia e oscura che ognuno ha dentro di sé; energia indispensabile al lavoro di chi agisce e si mostra sera dopo sera.

Continuo a pensare al teatro come a un'arena di scontro e d'incontro e non come a un luogo rappacificato col mondo.

L'evento finale non potrà essere che il frutto di questo incontro e per questo motivo sarà ogni volta unico e irripetibile.

APPARIRE per SEMBRARE scriverò sul corpo dell'attore la propria partitura indagando sull'esperienza emotiva di questa realtà spastica ormai frutto del vuoto che ci circonda.

Se i materiali devono nascere dalla realtà senza avere la presunzione di esser un cronista del proprio tempo "il come/teatro"deve avere sempre la sua visione anarchica dell'essere e del suo dissolversi.

Questa volta il quotidiano è la causa e la notte il caos.

"L'emergenza" è qualcosa che ho dentro e me ne devo liberare; può essere uno stato febbrile dettato dalla  confusione (che attacca continuamente), uno stato d'animo indefinibile che crea un'inquietudine intensa.

Il terribile vuoto che ci circonda, la vanità dell'esistenza mettono disperatamente difronte a questa realtà assurda, a questo paradosso che bisogna minare con l'ironia e forzare ricorrendo a un enigma più forte, ampio e profondo .

Ovviamente a me spetta il compito di provocare le situazioni drammatiche cercando di essere l' occhio schizofrenico (esterno e interno) che suggerisce e moltiplica le direzioni; tuttavia è l' attore che risponde sempre dei propri sentimenti e del proprio teatro.


costo 200,00 euro

 

 

 

 

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