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VACIS/CURINO/BALASSO - Viaggiatori di pianura - Anteprima
Reading preparatorio per uno spettacolo
di Gabriele Vacis e Natalino Balasso - con Laura Curino e Natalino Balasso
Nel vagone di un treno ad alta velocità, che attraversa una pianura che si muove a bassa velocità, si incontrano casualmente alcuni viaggiatori. Loro non lo sanno, ma hanno qualcosa in comune: sono in qualche modo dei reduci. Cominceranno a raccontarsi le proprie storie e scopriranno di essere tutti scampati all'acqua. L'acqua del Polesine, l'acqua di New Orleans, l'acqua dello Tsunami, l'acqua dei mille posti inondati, più o meno conosciuti. Come nei racconti dei pescatori, tutto sembra prendere il tono di una sfida a chi l'ha scampata meglio, a chi ha avuto l'avventura peggiore. Ma alla fine si potrebbe scoprire che qualcuno non la conta giusta, chi è? e perchè sta vivendo la vita di un altro?
Questa è la trama di uno spettacolo in preparazione, del quale Laura Curino e Natalino Balasso, spalleggiati dal regista Gabriele Vacis, leggeranno una serie di brani, ricercheranno insieme al pubblico le sfaccettature di personaggi già intagliati ma non rifiniti. L'acqua del mondo si sposta da una parte all'altra, s'innamora della luna sballottando i nostri destini. Il mare è uno solo e ha i fiumi per chioma, e noi, come al solito, cerchiamo nelle cose un ordine che ci faccia aggrappare alla salvezza.
IL CERCHIO TONDO - La storia di un burattino - Le avventure di Pinocchio
con Marco randellini e maura Invitti - regia di Marco Randellini
Nel Pinocchio abbiamo voluto cercare la tradizione del teatro dei burattini italiani.
Così abbiamo fatto dei binomi tra le maschere della tradizione della Commedia dell’Arte burattinesca italiana e i personaggi del racconto di Pinocchio.
In una baracca di legno prende vita la storia di Pinocchio, fedele negli accadimenti e libera nel taglio interpretativo.
Come il Pinocchio originale che nasce a puntate nel “Giornale per i Bambini”, anche il nostro spettacolo è il primo di quella che vuole essere una serie, per arrivare a raccontare l’intera storia di Pinocchio in maniera integrale. Esso si conclude infatti con Pinocchio che lascia la casa della Fata per andare incontro al padre, con la promessa di tornare insieme a lui da lei.
Contemporary Dance Company (Croazia) - A woman who speaks too much
coreografie e scelte musicali di Mirjana Preis
Costumi di Minja Maretic
Dancers: Ivana Piskor, Zvonko Kvesic, Pavle Heidler
Tre ballerini in scena. I loro piedi sono i primi protagonisti, loro cominciano a raccontarci e illustrarci quali sono i rapporti di forza, complicità, affetto tra i personaggi che seguiremo.
La compagnia di danza Studio Contemporary Dance di Zagabria presenta uno spettacolo pieno di ironia su un tema eterno: una donna. Una donna alle prese con le sue frustrazioni, la relazione con il suo partner, la sua vita in un mondo fatto dagli uomini e la ricerca della propria identità.
I personaggi sono disegnati con tratto caricaturale, le figure coreografiche sono originali, talvolta comiche e surreali, slegate dalla realtà quotidiana.
TIB TEATRO - Fantasmi
liberamente ispirato al testo "Le metamorfosi del fantasma. Lo spettro sulla scena tragica: da Eschilo a Shakespeare" di Caterina Barone e Vico Faggi
regia Daniela Nicosia
con Vania Bortot, Clara Libertini, Solimano Pontarollo
Dall’orizzonte lontano, eppure così attuale, del mito nella tragedia classica, in uno spazio fortemente segnato da geometrie visive ed enigmatiche trasparenze, appariranno, quali ombre evocate da un rito arcaico, gli spettri che popolano la tragedia greca e latina. A rivelarne la presenza, leggeri passi di danza, intense note musicali da Eleni Karaindrou, echi di strumenti della tradizione ellenica atti a segnare i versi di Dario nei Persiani di Eschilo, di Clitemnestra nelle Eumenidi, e le terribili profezie di Laio ed Agrippina dell’Oedipus e dell’Octavia di Seneca, fino all’Amleto di Shakespeare. Figure emblematiche, i fantasmi, ora motori dell’azione drammatica, ora espressione del pensiero più profondo dell’autore, che si palesano quali necessarie presenze, radici trascendenti della tragedia, tessuto connettivo tra due mondi, quello dei morti e quello dei vivi. Così l’Aldilà dell’universo mitico si riversa ancora con le sue ombre, nelle nostre inquietudini di oggi, nel tragico terremoto di ogni certezza…
TEATRO INVITO/FOND. CULT. GALLARATE- Il ragazzo degli aquiloni Anteprima
ispirato al libro “Il cacciatore di aquiloni” di Khaled Hosseini
con: Enrico De Meo e Stefano Panzeri - regia: Renata Coluccini
“Sono diventato la persona che sono oggi all'età di dodici anni, in una gelida giornata invernale. Ricordo il momento preciso…”
Lo spettacolo è ispirato al romanzo “Il cacciatore di aquiloni” di Khaled Hosseini e ne ripercorre soprattutto la prima parte .
E’ la storia di due giovani ragazzi in Afghanistan, prima dell’invasione russa.
La storia di un’amicizia, di un tradimento e di una colpa che non si può dimenticare.
Amir e Hassan, vivono a Kabul, in una Kabul dove i bambini possono essere ancora bambini.
Amir e Hassan sono amici, sono come fratelli, pur essendo uno il servo dell’altro, pur essendo uno pashtun e l’altro hazara. La loro vita scorre tra giochi, scorribande e conflitti fino al giorno in cui in un vicolo di Kabul qualcosa la cambierà per sempre. Hassan non sarà mai più il sorridente e migliore cacciatore di aquiloni della città ed Amir non scorderà mai di aver commesso una colpa terribile.
E’ un mondo maschile quello che viene narrato, un mondo di padri e figli dai rapporti difficili, un mondo di amicizia maschile, un mondo di conflitti tra uomini.
L’infanzia di Amir e Hassan finisce dietro un vicolo e poco dopo la Storia, la storia terribile di questo paese, entra violenta nella storia dei due ragazzi, spazzando via ogni possibilità di infanzia.
Lo spettacolo si concentra soprattutto sulla vicenda umana, spiando in profondità l’anima dei due adolescenti protagonisti e narrando, quindi, una vicenda che non ha confini né territori né tempo, ma al contrario possiede la stessa forza di un mito antico.
Il comprensivo zio Rahim e i due padri coinvolti: Baba l’irraggiungibile e Ali l’affettuoso segnano il destino di Amir e Hassan, così come lo segna Assef, il ragazzo violento ed arrogante. La Storia lascia nelle vite dei due ragazzi un solco altrettanto incancellabile, anche quando diventeranno uomini.
Ma esiste sempre una possibilità di riscatto: “Esiste un modo per tornare ad essere buoni”.
I BURATTINI DEI CORNIANI- Fagiolino
di e con Maurizio Corniani
La compagnia, con l'intento di continuare la ricerca nel campo del Teatro di burattini tradizionali, presenta questo spettacolo che ricalca più o meno fedelmente i canovacci della tradizione fatti di situazioni intrigate, di principesse rapite, di maghi cattivi e di bastonate sonanti date dal protagonista Fagiolino. Perennemente alla ricerca di un piatto di tagliatelle fumanti condite da un bolognese ragù, perseguitato dalle urla delle sue budella, Fagiolino sbroglierà le situazioni più difficili con il suo purgante "San Pellegrino". Pochi oggetti, tre scenari, otto burattini di legno guidati in una baracca dalla fondamentale espressività orale di un burattinaio solista, sono gli elementi essenziali dello spettacolo.
Il Re di Persia è disperato per la scomparsa della bella e giovane figlia, la Principessa Selina. Fagiolino tagliando un ceppo di albero scopre che c'è qualcuno imprigionato nel suo interno. Magicamente compare una vecchia che dice di essere la Principessa, vittima di un incantesimo voluto da un perfido mago. Sarà Fagiolino, con il suo innato senso di giustizia, a salvare Selina combattendo il Mago e il suo servo Drago.
TEATRO CITTA' MURATA - Il principe e il povero liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Mark Twain
testo, regia, allestimento scenico e musiche di Stefano Andreoli
con Gianpietro Liga e Marco Continanza
La povertà e la ricchezza sono di solito percepiti come due mondi antitetici (e ovviamente lo sono), due condizioni dell’essere umano che ne delimitano le scelte e le aspirazioni.
Tom ed Edoardo che il caso della vita ha reso perfettamente eguali, simili a due gocce d’acqua, hanno avuto però sorti diverse, Edoardo è un principe, il legittimo erede del trono di Inghilterra, mentre Tom è invece un ragazzo del così detto sottoproletariato urbano londinese con in più un fratello incline al furto e alla vita sregolata.
Il caso della vita che li ha resi perfettamente uguali, li fa anche incontrare e per di più scambiare i ruoli e i destini.
E’ ovvio che l’esistenza dei due ragazzi viene scombussolata, Edoardo proverà tutte le durezze della vita quotidiana, fatte di fame e povertà , mentre Tom , dopo un primo momento di dolce e fruttuoso stordimento, capirà che prendere delle decisioni importanti non è poi così facile.
Insomma ognuno dei due, dopo l’ovvio ritorno ai rispettivi mondi di appartenenza, apprenderà dalla vita dell’altro aspetti sconosciuti dell’esistenza umana che li renderanno migliori, prendendo coscienza anche delle loro potenziali capacità e restituendoli ovviamente amici per la pelle.
Edoardo potrà essere dunque un re più umano e più giusto e Tom un ragazzo più equilibrato e cosciente delle regole da rispettare.
Una storia d’altri tempi quanto mai attuale che si rivolge ad adulti e ragazzi , insegnando come si debba vivere la propria vita consapevolmente, accettandone gioie e dolori ma come anche si debba guardare a quella degli altri con maggiore comprensione e umiltà.
TEATRO DELLE ARIETTE - Estate.Fine
Pasqua laica in quattro movimenti:veglia, corteo, rito e festa popolare - dedicato a Pier Paolo Pasolini
un progetto di Paola Berselli e Stefano Pasquini
con la presenza e il lavoro di Paola Berselli, Maurizio Ferraresi, Gregorio Fiorentini, Rosa Massari, Stefano Pasquini, Claudio Ponzana
regia Stefano Pasquini
Noi (Teatro delle Ariette), in coproduzione con Santarcangelo dei Teatri, abbiamo realizzato un evento teatrale su un terreno agricolo di 6000 metri quadrati, coltivando ortaggi e mais, costruendo una scenografia vivente, immaginando una drammaturgia vegetale in grado di accogliere e condizionare la presenza umana.
Lo spettacolo che ne è uscito, L’ESTATE.FINE, ora vive fuori dal campo, in altri luoghi (teatri, capannoni, parchi... ), e si reinventa di volta in volta a seconda dell’ambiente che lo accoglie, ma mantiene un legame intimo e profondo con l’esperienza che lo ha generato.
L’ESTATE.FINE non sarebbe nato senza l’esperienza dei sei mesi di coltivazione del campo-teatro, senza l’accoglienza del ritmo della terra, del suo suono, senza le scoperte che il tempo, soltanto il tempo e il cielo e il sole e la pioggia e le piante ci hanno regalato.
Al di là delle convinzioni politiche, etiche o religiose, delle condizioni sociali e dei ruoli, dei luoghi e dei tempi è successo che la vita ci ha portati di fronte alla morte, in un territorio dove non ci sono certezze, un territorio che ha la consistenza e le regole del sogno.
Lì è germogliata L’ESTATE.FINE, sulle domande di Pasolini, sul nostro stupore di fronte al mistero.
E oggi vive come Pasqua laica, rito di attraversamento e di trasformazione.
L’ESTATE.FINE supera la forma spettacolo e attinge direttamente alla struttura e alla funzione dei riti di fertilità legati alla terra e alla civiltà contadina dove la festa e il lutto, il pianto e il riso, la vita e la morte sono intimamente e indissolubilmente intrecciati.
GIUSEPPE CEDERNA - In viaggio. In cammino verso la meraviglia del mondo
d i e con Giuseppe Cederna
musiche scritte ed eseguite dal vivo da Alberto Capelli: chitarra acustica, elettrica
“Dove nascono le storie? E quando inizia un viaggio?
Da un’isola del mediterraneo alla guerra civile in Somalia, dalle bidonvilles di Nairobi al Grande Viaggio verso le sorgenti e le confluenze del Gange. Un viaggio di iniziazione alla bellezza, all’unicità della natura, alla condivisione della gioia, e al dolore.
E’ solo un caso ò c’è un Dio che si diverte a darci lezioni di danza in giro per il mondo?
“Anche un viaggio nasce, cresce, invecchia e poi muore. Ma appena nato è già grande. Capace di usare la testa, di farci e disfarci a suo piacimento. Fra un’ora il nostro viaggio, dopo mesi di gestazione, vedrà finalmente la luce. Ci riconoscerà? Assomiglierà almeno un pò anche a noi? Ci vorrà bene? Ci aspettiamo grandi cose da lui.”
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La paura delle armi puntate, le lacrime per un aereo che non arriva, la Febbre; gli incontri straordinari e le avventure sulla strada verso l’Himalaya; i popoli dell’acqua nel cuore dell’Africa nera.
Come il viaggio ti può trasformare e trasformarsi, grazie al teatro, in un’esperienza collettiva.
ULDERICO PESCE - Storie di scorie
di e con Ulderico Pesce
“Storie di Scorie” vuole ricostruire prevalentemente l’avvento dell’industria nucleare italiana, il pericolo che ancora oggi rappresenta e le modalità tecniche del funzionamento di una centrale atomica.
Il testo racconta la vita Nicola, figlio di un contadino del Metapontino (MT) che ha lavorato come addetto alle pulizie nel deposito nucleare della Trisaia di Rotondella (MT) dove negli anni ’60 arrivarono 84 barre di uranio radioattivo provenienti dagli USA delle quali, 64 sono ancora conservate nel deposito lucano, altre riprocessate, altre ancora sono conservate nel deposito nucleare della Casaccia, a 25 chilometri a nord-est di Roma. Nicola, avendo scoperto illeciti da parte dell’Enea è stato licenziato.
Successivamente è partito volontario per la Bosnia dove ha respirato polvere di proiettile all’uranio e si è ammalato. Tornato in Italia ha fatto domanda alle Poste Italiane ed è stato assunto come postino a Saluggia (VC). La piccola casa che ha preso in affitto è sulla Dora Baltea, la finestra si affaccia proprio sul deposito nucleare del luogo.
A novembre del 2003 decide di tornare in Lucania per partecipare alla protesta contro il decreto 314 emanato dal Governo, secondo il quale a Scanzano Jonico, paese dove è nato e dove suo padre ha un’azienda agricola, dovrà nascere il deposito unico di scorie nucleari italiane.
Nicola sarà tra gli organizzatori della protesta contro il decreto e comincerà ad informare la popolazione sul pericolo del deposito nucleare della Trisaia di Rotondella dove ha lavorato anni prima e nel contempo denuncerà la situazione di alto rischio in cui vivono oggi i depositi nucleari di Latina, della Casaccia di Roma, di Caorso ecc.
Con questo spettacolo Ulderico Pesce ha ricevuto il Premio Nazionale Legambiente 2005.
TEATRO INVITO - La colonna infame - Concerto teatrale ba-rock
Con Luigi Maniglia, Luca Radaelli, Valerio Maffioletti
Collaborazione alla regia di Antonio Pizzicato
Regia e drammaturgia di Luca Radaelli
Dopo il felice lavoro “Il racconto dei promessi sposi” (Premio Eti 1998) Teatro Invito torna sull’opera di Alessandro Manzoni, con uno spettacolo su quello che viene considerato l’appendice e in un certo senso il completamento dei Promessi sposi, la Storia della colonna infame.
Un libriccino che non fece grande fortuna al tempo in cui Manzoni lo scrisse, ma che invece oggi è ritenuta forse la sua opera più importante.
Manzoni parla della tortura, dell’inquisizione, della peste per parlare dei temi a lui più cari: la giustizia, quella divina e quella umana, e il libero arbitrio, che consente di scegliere tra il bene e il male.
Si tratta di un commento agli atti di un processo, quello intentato ai presunti untori della peste nel 1630. L’incubo ha inizio.
"Nella nostra messinscena, la vicenda viene raccontata in modo serrato, come in un “legal thriller”. Le atmosfere vengono suggerite da momenti musicati e cantati. Una vera propria partitura, un concerto teatrale per voci e chitarra elettrica (con inserti di tastiere e percussioni). Suoni, rumori e canti che richiamano urla, gemiti, preghiere.
Sullo sfondo l’attualità: pesti che ciclicamente ci minacciano; la “pazza paura di un attentato che…ha la trista virtù di far prendere per colpevoli degli sventurati”… torture, ingiustizie, processi sommari in corso anche oggi in varie parti del mondo. Perché “le istituzioni più assurde hanno sostenitori finché non sono morte del tutto, e spesso anche dopo, per la ragione stessa che sono potute vivere”.
DAVIDE VAN DE SFROOS /VERSIONE QUATTRO - GATTI PAROLE E MUSICA
Davide Van De Sfroos: voce, chitarra
Angapiemage Persico: violino
Jaime Dolce: chitarre
Silvio Centamore: percussioni
Uno spettacolo in cui musica e parole si rincorrono, una dimensione essenziale e diretta, in cui le canzoni sono pretesti per i racconti e viceversa.
Un modo per lasciare libero sfogo ai personaggi che popolano le canzoni di Davide, i suoi romanzi, il lago di Como e i paesini che vi si affacciano, dove solo in apparenza non accade nulla...
GIULIANA MUSSO -Nati in casa
di Giuliana Musso e Massimo Somaglino
regia di Massimo Somaglino
con Giuliana Musso
Si nasceva in casa, una volta. Nei paesi c’era una donna che faceva partorire le donne. La “comare”, la chiamavano, era la levatrice, l’ostetrica insomma.
Nati in casa racconta la storia di una donna che fu levatrice in un paese di provincia di un nord-est italiano ancora rurale.
Storia tutta al femminile, dunque, storia di una dedizione costante e quasi sommessa al destino di una gente, che dura una vita e che non si risolve mai in un unico eroico gesto ma che rivoluziona il mondo dal di dentro, piano piano. Infatti questa vicenda non si trova nei libri di storia ma nel ricordo delle persone. L’abbiamo raccolta attraverso tante interviste e disegnata tracciando linee semplici tra un aneddoto e l’altro, memorie di fatti eccezionali solo per chi li vive. Come quando di notte suonava il campanello ed era sempre una corsa, a piedi, col calesse, in bicicletta e persino a dorso d’asino e accompagnata da almeno due persone perché anche la levatrice era una donna e di notte da sola con un uomo “foresto” non si poteva andare; o quando un giorno benedetto ebbe da assistere ben cinque partorienti e in quel piccolo paese nacquero cinque bambini sani in un sol giorno; quando in quella casa fece nascere il decimo bambino, dopo nove femmine, ed era un maschio, che lo alzò al cielo come un piccolo Mosè; e quando una giovane donna incinta che si voleva buttare nel fiume uscì dalla sua casa e non ci si buttò…quando erano così poveri che il bambino appena nato lo adagiarono in un cassetto…Eventi straordinari di vita quotidiana. O eventi quotidiani di una vita straordinaria. Come nascere. Prima la testa, poi le spalle…e sei nato. E attraverso la memoria, una analisi della maternità di oggigiorno : modi, tempi, luoghi, figure professionali e protagonisti reali.
SEZIONE AUREA -Il brutto anatroccolo - Anteprima
di Maura Mandelli e Elisa Rossini
scene e costumi di Diego Bonifaccio
regia di Paola Serafini
con Sergio Rocchi
Un uomo getta la lenza nell'acqua e mentre aspetta che i pesci abbocchino racconta la storia di un piccolo cigno inconsapevole della sua natura che, emarginato per la sua bruttezza, deve da solo scoprire il mondo del fiume. Le stagioni si avvicendano frettolose, ma per il povero anatroccolo non c'è tregua: ogni nuovo periodo dell'anno porta con sè terribili prove. Alla fine l'anatroccolo troverà la sua vera natura di cigno. Gli animali dello spettacolo sono costruiti a grandezza naturale con la tecnica degli origami.
TEATRO DEL CARRETTO - Biancaneve
Biancaneve è il primo spettacolo allestito dal Teatro Del Carretto.
Progettato e realizzato nell’83, accolto fin da subito come un piccolo capolavoro, si è confrontato nell’arco di questi venti anni con il pubblico appartenente alle culture più diverse, dall’Egitto al Giappone, da Israele alla Russia….raccogliendo ovunque e sempre entusiasmi autentici e dimostrando di superare naturalmente ogni ostacolo linguistico ed ogni trascorrere del tempo.
Lo spettacolo rappresenta quasi un Manifesto de la poetica teatrale elaborata poi dalla Compagnia: con l’orchestrazione di quegli elementi che in seguito verranno sviluppati e che sono tutti quelli dell’artigianato rappresentativo – componenti scenografiche, oggetti, corpi e moti, linee musicali, voci e rumori, luci, superfici e colori…. – semplici tasti di una tastiera magica organizzata per realizzare i “sogni del teatro”.
“…una Matrigna impersonata da una vera attrice ed una microscopica Biancaneve, i nani a grandezza naturale che arrivano a sorpresa dal fondo sala per diventare piccolissimi una volta entrati nella mutevole scatola teatrale che si apre come un magico armadio dell’immaginario svelando scomparti, celando trabocchetti, rinnovando continuamente e simultaneamente l’idea di palcoscenico, facendo apparire teste, paesaggi, personaggi veri, oggetti misteriosi di grandezza spropositata: il tessuto narrativo si fa gioco scenico, attraverso il contrasto di universi che nasce dal rapporto tra attori e creature in cartapesta, personaggi veri ed oggetti smisurati o lillipuziani, verità della materia e finzione del corpo, elementarità della parola e potenza dei brani del melodramma, rivelando sottilmente la sua natura di camera dell’inconscio…..”
SCENA VERTICALE -Dissonorata Un delitto d’onore in Calabria
di e con Saverio La Ruina
musiche originali composte ed eseguite dal vivo da Gianfranco De Franco (“fiato” dei Mandara Project)
collaborazione alla regia Monica De Simone
Spesso, ascoltando le storie drammatiche di donne dei paesi musulmani, mi capita di sentire l’eco di altre storie. Storie di donne calabresi dell’inizio del secolo scorso, o della fine del secolo scorso, o di oggi. Quando il lutto per le vedove durava tutta la vita. Per le figlie, anni e anni. Le donne vestivano quasi tutte di nero, compreso una specie di chador sulla testa, anche in piena estate. Donne vittime della legge degli uomini, schiave di un padre-padrone. E il delitto d’onore era talmente diffuso che una legge apposita quasi lo depenalizzava.
Partendo dalla “piccola” ma emblematica storia di una donna calabrese, lo spettacolo offre lo spunto per una riflessione sulla condizione della donna in generale. Parlando del proprio villaggio, parla della condizione della donna nel villaggio globale.
Nello spettacolo risuonano molteplici voci di donne. Voci di donne del sud, di madri, di nonne, di zie, di loro amiche e di amiche delle amiche, di tutto il parentado e di tutto il vicinato. E tra queste una in particolare. La “piccola”, tragica e commovente storia di una donna del nostro meridione. Dal suo racconto emerge una Calabria che anche quando fa i conti con la tragedia vi combina elementi grotteschi e surreali, talvolta perfino comici, sempre sul filo di un’amara ironia.
TEATRO DELLE SELVE - Sette volte Rodari - omaggio a Gianni Rodari
Spettacolo per attrice e pupazzi
d i Anna Olivero e Franco Acquaviva
con Anna Olivero
Un bizzarro carrettiere, reduce da lunghi viaggi per le province più lontane alla guida del suo carrozzone, ci introduce nel mondo di Ciona Cionina la contastorie.
Cionina danza, gioca col pubblico, racconta di fiabe possibili e di fate smarrite, incontrando i personaggi dell’eterno teatrino dei burattini: il Diavolo, la Strega Arlecchino e, presenza del tutto eccezionale, la Luna in persona.
Nel corso dello spettacolo si potranno ascoltare alcune rime scritte per l’occasione e ispirate all’opera di Gianni Rodari. Prima di partire per altri viaggi, l’ultima strega e l’ultima fata rimaste sulla Terra eleveranno la loro umile protesta contro i generaloni che le hanno cacciate dai pensieri degli uomini per la loro smania di fare sempre la guerra: Sapete che si fa?/ Si va dai generali/ con gli stivali/ e si dice così:/ signori, per cortesia/ andate via da questa terra,/ andate sulla luna/ o anche più lontano/ in un posto fuori mano/ dove potrete sparare a tutto spiano/ e non si sentirà il baccano…/
DUO TROVESI/ COSCIA in concerto - 'Round about Weill
con
Gianluigi Trovesi (clarinetto piccolo e alto)
Gianni Coscia (fisarmonica)
Agitatore comunista ed ebreo, Weill fu uno dei primi compositori a comprendere appieno il potenziale
creativo del jazz e si ponendosi come naturale progenitore anarco-spirituale di molte esperienze
future. Dalla loro prospettiva, cosi? tipicamente italiana, Trovesi e Coscia vedono Weill, in una
dimensione estetico-musicale, assai vicino al loro eroe Fiorenzo Carpi, gia? celebrato nel lavoro
precedente “In cerca”, che fu a fianco in anni determinanti per la cultura italiana in genere, di Dario Fo
e di Giorgio Strehler e che fu anche un poeta ironico, un artista radicale uno scrittore di melodie giunte
fino a noi.
Ecco, qui troviamo sia brani di Weill come libere meditazioni su Weill, e in piu?, musica nuova, in spirito weiliano, di Trovesi e Coscia. La maggior fonte d’ ispirazione per il programma e? “Ascesa e Caduta della Citta? di Mahagonny”, l’opera in tre atti che marca una delle vette della collaborazione con il drammaturgo Bertold Brecht. Recentemente Paul Griffith ha condensato il contenuto musicale di quest’opera nel seguente modo: “Bach incontra una orchestra da ballo negli anni venti e canoni e corali
entrano in cortocircuito con ritmi popolari e stili canzonettistici”. “ Per noi”, dice Coscia, “Mahagonnye?
il punto di partenza, il pretesto per trasformare il materiale”. Il duo interpreta inoltre, nella sua
inimitabile maniera, “Tango Ballade” dall’ “Opera da Tre Soldi”.
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